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Alberto Majrani | Tags:
La città di Caserta... sono due! Da una parte, in cima a un colle, c'è Caserta Vecchia, e a una decina di chilometri si trova la città nuova, sorta alla fine del '700 dove una volta c'era solo un piccolo villaggio. Rispettiamo l'ordine di anzianità e cominciamo dunque dalla parte più antica: Caserta Vecchia è un delizioso borgo medioevale, fondato dai Longobardi, che conserva gran parte delle sue caratteristiche originarie, con le vie strette e tortuose che si snodano tra le case di pietra. Il monumento più importante è la cattedrale romanica del 1113, in stile siculo-mussulmano con apporti di altre forme architettoniche. Molto decorato il tiburio ottagonale, tutto ad archetti e colonnine, ed interessante è anche il campanile, costruito sopra un arco a sesto acuto sotto il quale passa una viuzza. L'interno è solenne, diviso in tre navate da colonne di pietra provenienti da un tempio pagano, con varie opere d'arte. Dopo aver visto la gotica chiesetta dell'Annunziata e le rovine del castello scendiamo per una bella strada panoramica fino alla città nuova, ripercorrendo la via che molti abitanti del borgo antico compirono nel secolo scorso lasciando Caserta Vecchia quasi spopolata e, forse proprio per questo, pressoché incontaminata.
La Caserta moderna ruota tutta intorno al suo monumento principale, la celeberrima Reggia, definita la "Versailles italiana", perché non ha nulla da invidiare, per grandiosità e bellezza, alla dimora del Re Sole. Fu voluta dal re di Napoli Carlo III di Borbone, che chiamò per costruirla uno dei migliori architetti dell'epoca, Luigi Vanvitelli. Il progetto iniziale comprendeva anche la realizzazione di una città modello secondo i canoni dell'Illuminismo, che però rimase sulla carta. I lavori ebbero inizio nel 1752 e proseguirono durante il regno di Ferdinando IV fino al 1774; gli interni furono completati solo nel secolo scorso, quando ormai i Borboni se ne erano andati. Il complesso comprende anche un vastissimo parco, attraversato da una spettacolare serie di cascate e fontane, per alimentare le quali fu costruito un lunghissimo acquedotto. La più famosa delle cascate è quella con il gruppo scultoreo di Diana e Atteone: costui era un cacciatore che si fermò a guardare la dea mentre faceva il bagno con le sue ninfe (e chi non si sarebbe fermato, dico io!). Perciò Diana, adirata, lo trasformò in un cervo, e il povero Atteone venne immediatamente aggredito dai suoi stessi cani: morale della favola, chi vuol fare il guardone rischia di finire cornuto, mazziato, e pure sbranato!
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