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 Lecco


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By Alberto Majrani | Tags:
"Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi..."... così Alessandro Manzoni dà inizio ai suoi Promessi Sposi. State tranquilli, non intendo riscrivervi tutto il polpettone del "sciur Lisander", ma solo parlarvi di Lecco, "un gran borgo al giorno d'oggi, che si incammina a diventar città" come scritto nel romanzo, e che anzi è da poco tempo diventato capoluogo di provincia. Qui infatti era ambientata la "telenovela" manzoniana, e tutto serve a ricordarlo: dalle insegne di alberghi e ristoranti, (come Griso, Don Abbondio, Promessi Sposi, Don Rodrigo), a tanti luoghi ai quali sono stati attribuiti i nomi che l'autore aveva inventato. Così abbiamo nei dintorni il palazzo di Don Rodrigo e il castello dell'Innominato, che in realtà non potevano certo appartenere a dei personaggi immaginari. Reale è invece la Villa Manzoni, alla periferia dell'abitato, una costruzione neoclassica dove lo scrittore visse parecchi anni della giovinezza. Vi ha sede la sezione artistica e storico-documentaria dei Musei Civici, che comprende la Galleria Comunale d'Arte, la biblioteca e la collezione di cimeli manzoniani. Un'altra villa interessante è il Palazzo Belgioioso, costruzione settecentesca che ospita le sezioni archeologica e naturalistica dei musei civici. Da vedere sono poi alcune chiese, il Lungolario, cioè la strada che costeggia il lago, e il Ponte Vecchio, eretto nel 1336 da Azzone Visconti. Come curiosità si può segnalare il "palazz di pagur", cioè il palazzo delle paure, così chiamato perché vi si riscuotevano le imposte! I dintorni sono ricchi di paesini, laghetti e angoli pittoreschi. Domina la città la possente mole del monte Resegone, che deve il nome alle sue cime disposte come i denti di una sega. Il Carducci ne parla nell'ode al Parlamento Milanese, quando dice che "il sole ridea calando dietro il Resegone", cosa alquanto difficile visto che il monte si trova a Nord di Milano, e non ad Ovest! Dal suo canto, visto che siamo in vena di citazioni, il Foscolo scrive che "di Lecco il maglio, domator del bronzo, tuona dagli antri ardenti"; peccato che a Lecco si lavorasse il ferro, e non il bronzo!

Sempre fortunati questi letterati: con la scusa della licenza poetica possono permettersi di scrivere qualsiasi strafalcione e di passarla liscia!